Abisso Obelix

Abisso Obelix

13 mar. 2017  Questo week end siamo voluti tornare all'Abisso Obelix, una grotta del lusianese che scende fino a -800 m di profondità. Siamo entrate sabato notte in 3 barbastrjie: io, la Ludy e la Marika, sotto una luna gialla, in mezzo al bosco mutilato dai boscaioli. Ci siamo state così tante volte che, nonostante il drastico cambiamento del bosco, non abbiamo tardato a trovare il buco d'ingresso. Mi aspettavo che ne uscisse la consueta potentissima aria carica dell'umidità della grotta invece, c'era giusto un alito appena percettibile. Effettivamente la primavera è alle porte, la temperatura della grotta e quella esterna si avvicinano e dunque gli scambi d'aria tra fuori e dentro si riducono. Siamo scese senza fretta per l'infinita alternanza di saltini e meandri, scivolando sul latte di monte e sulle colate dove non manca mai un placido velo d'acqua. A tratti il torrente diventa rumoroso, qualche cascatella qua e la, a tratti invece la grotta è silenziosa e secca. Ho imparato a conoscerla dai racconti delle esplorazioni scritte dai suoi scopritori, gli speleo del Gruppo Speleologico Settecomuni che hanno esplorato questa grotta fino a circa -400. Essendo tra le grotte più vicine a casa nostra e tra quelle a maggiore sviluppo, negli ultimi due anni l'abbiamo scelta spesso come meta delle nostre uscite e l'abbiamo conosciuta scoprendo metro dopo metro senza una guida se non la lettura dei puntigliosi e appasionati racconti degli speleo asiaghesi. Prima siamo arrivati a -130 poi 200 poi 380 e poi a -400, spesso solo tra donne, spesso di notte dopo il lavoro combattendo col tempo e la stanchezza. Ieri sera siamo tornate a -380, al salone dove si getta la lunga via pressochè orizzontale dove non mancano punti un po faticosi che, unitamente a quelli dei meandri precedenti rendono la progressione non troppo scorrevole in questa grotta. In pratica lo sviluppo della cavità segue grossolanamente la pendenza degli strati che si gettano verso la pianura, senza fare grossi dislivelli, tagliando lungo i meandri lame e piccoli spuntoni che si sono presi a ricordo della frequentazione dell'uomo, piccoli brandelli di tuta speleo ancora attaccati alle pareti. Così sabato arriviamo al salone di -380 dopo la mezzanotte, lasciamo alcune cose per i ragazzi del Club Speleologico Proteo di Vicenza che attualmente stanno studiando ed esplorando la grotta, purtroppo siamo stanche perchè in giornata non siamo riuscite a riposare e decidiamo che per questa volta sarà questo il nostro limite ultimo. La seconda metà della grotta, quella orfana di belle pagine scritte, quella in cui l'esplorazione è scivolata giù veloce come una valanga e non si è presa il tempo di imprimere in ogni pietra un'emozione trasmessa, trasmissibile, non so ancora com'è. Per la seconda volta così arriviamo più o meno al vecchio limite esplorativo dei -400 continuando a lasciare tutto il resto senza un'attribuzione nelle nostre teste. Facciamo due chiacchiere poi ci infiliamo giacca, teli termici e quant'altro per tentare di fare un pisolino. Ed effettivamente riposiamo per due, tre ore dormendo solo quache minuto per quello che si può dormire al freddo sdraiati su un pavimento di sassi, poi iniziamo a risalire con calma fermandoci a fare qualche foto e qualche osservazione. Facciamo foto anche ai resti di quello che forse era un ghiro, mentre un pipistrello lento e goffo sembra essere l'unica forma di vita a parte noi. Lo incrociamo intorno a -200. La vita in questa grotta non si manifesta con tanta passione.  La grotta che è mediamente un lungo meandro, a volte più alto, a volte più basso, si sviluppa lungo una direttrice così precisa e apparentemente unica che da una strana senzazione di isolamento. Come se fosse un tubo unico d'acqua che va giù dritto verso la pianura. Una volta avevo sentito uno speleo che l'aveva definita "un crepo che va giù" e per quello che ho visto non posso neanche dire che avesse tanto torto.

Siamo organizzati che per l'indomani mattina un'altra squadra di barbastrji sarebbe entrata e scesa fin dove c'era tempo e voglia di farlo. Li incontriamo a - 100, ci sono Maurizio Mottin, Tomas Schirato, Silvia Carlesso, Massimo Santini, Elena e Francesca Giachin e Andrea Grigoletto. Ci fermiamo a raccontarci a vicenda com'è andata. Per alcuni questa grotta è un po' un test perchè sono freschi di speleologia e sostanzialmente questa è la grotta che avrebbe decretato definitivamente il loro livello. Ed effettivamente bravissimi i nuovi ragazzi e le ragazze che da questo inverno ci seguono sempre e ormai sono veri/e speleo. Una volta fuori saprò che sono arrivati quasi fino a -200 ed usciti in piena autonomia, bravi! Mi raggiungono mentre sto recuperando in macchina il sonno perso durante la notte poi andiamo tutti insieme a bere a Vitarolo e dopo ancora in pizzeria e.... è di nuovo notte. Valentina Tiberi

 

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