Lunedì, 15 Giugno 2015 20:55

Grotta d'Inverno, una buona cura contro lo stress del giorno

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Grotta d'Inverno, una buona cura contro lo stress del giorno

15 giu. 2015 Mercoledì scorso io, Davide Bertinazzo, Marina Presa e Bianca Trevisan abbiamo ripreso l'abitudine dei barbastrji di andare in grotta anche in alcuni dopocena dei giorni feriali, ovviamente a Marostica, dove le grotte sono a due passi da casa, almeno per quasi tutti noi. Mercoledì abbiamo deciso di tornare dopo due anni alla Grotta d'Inverno di Caribollo Alto. Il suo ingresso si apre ai margini di una dolina dove le acque di un torrentello spariscono nel buio del sottosuolo. L'acqua, non quella di adesso ma una più antica e vigorosa ha corroso ed eroso la roccia seguendo la debole inclinazione degli strati. Ha formato quella che si chiama una grotta "d'interstrato" cioè una cavità che si sviluppa proprio ricalcando la stratificazione rocciosa. In parole più comprensibili, percorrere questo tipo di grotte è come pensare di camminare in mezzo a due fette di pane di un toast. Sopra la testa soffitti liscissimi, sotto, come pavimento, un deposito di ciottoli e roccia, purtroppo anche tanti vetri, lamiere e altri rifiuti solidi d'altri tempi portati dall'acqua nel corso degli ultimi decenni. Si avanza per quasi 180 metri in questi ambienti dove si gattona si striscia, a volte si sta anche in piedi. Ritrovo h 21 a Vallonara dopo una giornata piena e ciascuno con i propri casini. Chi è in ritardo, chi ha dato buca, chi ha dimenticato qualcosa... risentiamo ancora dello stress del giorno. Rimasti noi quattro per quest'avventura serale, ci infiliamo tutti nella mia macchina e andiamo su per la stretta e tortuosa stradina che passa sopra la grotta. Davide dubita delle capacità di traino della UNO ma ne rimarrà stupito!!! ;-). Parcheggiamo sull'erba tagliata di un bordo campo in uno dei pochissimi posti dove poter lasciare l'auto e ci vestiamo alla luce dei caschetti. Sta scendendo la notte con il suo profumo di fieno, la quiete delle colline, le prime stelle e pianeti che iniziano a scalare il cielo, qualche sparuta casa, l'eco di voci lontane e il musicare continuo dei grilli. Ridiamo, noi ridiamo sempre quando usciamo insieme. Bene, tutti pronti, foto del gruppetto variopinto, andiamo! Pochi minuti a piedi ci portano ad entrare nel portale nero della grotta. C'è un filo d'acqua che ci entra, una pozza ma niente di chè. Un po' di titubanza cè sempre all'inizio per la vista dei segni di frequentazione di animaletti esterni, probabilmente ghiri, volpi, insetti di vario genere ma la grotta è troppo attiva idrologicamente per essere scelta come casa per animali di grossa taglia che probabilmente vi fanno solo qualche puntatina. Oltre l'ingresso ci aspetta un ambiente largo ma basso che va va giù fin dove si fa fatica anche ad illuminare. Prima in piedi, poi si gattona, si striscia molto lentamente stando attenti a non tagliarsi con i vetri di qualche bottiglia rotta. Un passaggio stretto porta poi a salire in una saletta alta quasi 3 m con una bella china sabbiosa sospesa. Pulita, qui non arrivano i rifiuti. Ci viene incontro un pipistrello, che fugge subito via verso le parti più profonde della grotta che raggiungeremo più avanti senza però ritrovarlo. Le pareti di questa sala sono verticali e liscissime. La superficie è un vecchio piano dove la roccia si è spostata per accavallarsi e dare origine al rilievo montuoso. Sono faglie e diaclasi detto in termini più tecnici. Molto particolare. Un bel posto pieno di quiete dove vien proprio voglia di riposarsi e stare tranquilli. Però siamo solo al'inizio della grotta quindi si riparte. Ci aspetta un bel tratto lungo da fare con la pancia sul pavimento, sui ciottoli e l'acqua di qualche pozza abbandonata dal torrente. Davide e Bianca ci tirano una miriade di maledizioni per il posto in cui li abbiamo portati io e Marina che già conoscevamo la grotta e noi... giù a ridere ahahahah. Però poi l'arrivo nella seconda sala merita la fatica. Anche questo ambiente così particolare. Se guardassimo lo spaccato della grotta con in mezzo questo slargo sembrerebbe un serpente che si è mangiato un topo, dove il topo è proprio la sala. Continuamo a scendere, questa volta ancora un po' nello stretto e troviamo affiornati sul pavimento anche alcuni basalti: vecchie lave solidificate su un fondale marino vecchio tra i 20 e i 30 milioni di anni.Poi eccoci a fine corsa: la ghiaia e l'argilla depositati dall'acqua vanno a chiudere quasi completamente il passaggio. E' impossibile passare oltre. Oltre però sappiamo dal rilievo fatto dagli speleo del Proteo Vicenza oltre 30 anni fa, che la grotta prosegue almeno altri 30 m per poi restringersi definitivamente. Oltre... nessuno è mai andato. Nessuno. Questa visita serale aveva principalmente lo scopo di vedere in che condizioni fossero queste strettoie, se l'acqua per caso le avesse resi transitabili. Dovremo aspettare ancora però o cercare di passare oltre allargando. Questa grotta è interessante perchè potrebbe congiungersi con la sottostante Grotta d'Estate in Val d'Inverno, vedremo in futuro se riusciremo mai a fare questo viaggio dove entrando da Caribollo riemergeremo in Val d'Inverno facendo quasi 1 km di percorso. Chissà?  Comunque non ci crucciamo troppo per quanto siano stretti i passaggi ora, per arrivare fin là ci siamo divertiti, rilassati, abbandonato tutto lo stress del giorno. Abbiamo sudato, tirato porchi come si dice ma non sono mancate scene divertenti soprattutto al rientro quando ormai eliminati tutti i timori per la grotta ci siamo persi via  a fare qualche foto scema e qualche scherzo, a giocare coi sassetti. E' già quasi mezzanotte ma va beh chi se ne cura. Neanche Bianca che deve andare in zona Treviso. L'uscita è poi ancora più divertente con i moscerini che attirati dalle nostre luci, le uniche per decine se non centinaia di metri, finiscono in bocca a qualcuno di noi e gli altri giù a ridere. Che bella comunque l'uscita nel silenzio profumato della notte. Piena di stelle e qualche luciola. Vien voglia di addormentarsi qua. Dello stress del giorno non c'è più traccia. Ci cambiamo con calma poi usiamo l'asfalto della strada come tavolo per bere e mangiare qualcosa. Bellissimo. La notte è nostra. Non disturbiamo nessuno eppure parliamo quasi sottovoce, quasi per non disturbare quella quiete. Credo che nessuno psicologo, assistente sociale o simile potrebbe dare ad un essere umano una cura per la vita migliore di una serata così. Tutti dovrebbero essere curati dei mali del giorno attraverso la semplicità ed essenzialità espressa da questa natura di buio di roccia di profili profumati di fieno tagliato. Bere una birra ormai calda in mezzo ad una strada di campagna con i miei compagni d'avventura in una notte come questa è quasi come meditare, pregare, fare 1000 anni di terapia o tanti inutili discorsi da studio o mura domestiche. Valentina Tiberi

 

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