Inquadramento

Grotte di Marostica - Inquadramento

 

Il territorio collinare di Marostica racchiude circa 20 grotte naturali create dalla corrosione e dall'erosione delle acque sotterranee nel recente tempo geologico. Alcune di queste cavità sono idrologicamente ancora attive in quanto si rilevano occasionalemente scorrimenti d'acqua; alcune funzionando come risorgenti, altre come inghiottitoi altre semplicemente come pozzi naturali che intercettano la falda acquifera. La speleologia ha iniziato ad interessarsi del territorio marosticense a cavallo fra gli anni settanta e ottanta con gli speleologi del Club Speleologico Proteo di Vicenza prima, poi con alcuni speleo locali, con il Gruppo Geo CAI Bassano ed ora con il nostro gruppo dei barbastrji di Marostica. In particolare i nostri speleologi stanno portando avanti un progetto di ricerca, esplorazione, documentazione e valorizzazone di queste grotte che nel tempo sono state un po' trascurate per la contemporanea scoperta di sistemi sotterranei più gradi e più ricchi di attrattiva nel soprastante Altopiano di Asiago. Le grotta più lunga di Marostica ha uno sviluppo di quasi 400 m mentre la profondità massima si aggira sui 20 m. Sono grotte sia orizzontali sia verticali, tutte, in ogni caso, con percorso interno di carattere speleologico e dunque per la visita è bene prendere contatti ai recapiti in questo sito. Le ricerche che stiamo conducendo hanno evidenziato l'interesse di queste piccole grotte dal punto di vista geologico e più in senso lato sotto il profilo ambientale. Alcune si prestano molto bene anche per un uso didattico, ovvero per far conoscere a chi non è speleologo cosa nasconda il nostro sottosuolo collinare. Per questo si rimanda alla pagina di questo sito: Grotte di Marostica: laboratorio naturale di didattica speleologica unico in Italia

Ma come si sono formate queste cavità? Le rocce del nostro territorio sono ciò che rimane di un fondale marino vecchio di almeno 25 milioni di anni che è emerso nella fase finale della formazione delle Alpi. Si trattava di un mare prevalentemente senza grandi profondità, spesso caldo come testimonia la presenza di ricci di mare e banchi di coralli. La sabbia di questi vecchi fondali, per processi che si definiscono "diagenetici" si è cementata, compressa diventando dura roccia. Non doveva essere un mare troppo tranquillo dal momento che diverse eruzioni vulcaniche hanno fatto emergere magmi che solidificatisi e venuti oggi alla luce, costituisono le "rocce nere" del nostro territorio. Spinte tettoniche orogenetiche hanno sollevato le rocce di questo mare antico ma non solo! Le hanno rotte, piegate, accavallate le une sulle altre. Se dalla pianura si sale verso l'Altopiano di Asiago si noterà come l'inclinazione degli strati rocciosi vari notevolmente. Si passa dagli strati inclinati verso la pianura delle prime colline a strati suborizzontali poco dietro fino a trovare strati verticali o rovesciati lungo la scarpata che sale al sistema dell'Altopiano dove il tutto torna ad angoli più bassi o orizzontali. Questa è una generalizzazione molto semplicistica ma che descrive la "piega a ginocchio" che caratterizza la nostra fascia pedemontana. Se guardiamo più nel dettaglio, con un grado di risoluzione maggiore scopriremo che di pieghe, fratture e faglie ve ne sono di tutte le dimensioni, di ogni scala, seppur all'interno dello schema generale appena descritto. Il territorio di Marostica si trova a valle della grande piega geologica dell'Altopiano, comprende una parte del suo ribaltamento verso la pianura e le pieghe più dolci ai suoi piedi. Queste pieghe formano in alcuni casi dei catini naturali di raccolta delle acque e quindi favoriscono la formazione delle grotte, in altri casi formano uno sbarramento. A questo occorre aggiungere che mentre le rocce calcaree ricche di fossili si lasciano "sciogliere" ed attraversare nel tempo dall'acqua, quelle vulcaniche formano invece degli strati impermeabili, difficili da erodere. Questo ha una grande influenza sulle grotte e sul loro andamento sia come sviluppi sia come processi di formazione. E' un sistema geologico complesso che stiamo studiando, molto più complesso di quello del soprastante Altopiano. 

Ma dove sono queste grotte? Sono praticamente dappertutto o quasi: Vallonara, San Luca, Crosara, Valle di San Floriano, Gorghi Scuri, Capitelli, Caribollo, Val d'Inverno.... Sono quasi sempre a due passi dai centri abitati, da strade o edifici di varia natura, ma la loro individuazione non è così semplice per chi non è speleologo. Sono censite presso il Catasto delle Grotte e delle Aree Carsiche del Veneto e in questi ultimi anni i loro ingressi saranno tutti catalogati e riconoscibili attraverso una placchetta con un numero identificativo, in parte già messe in opera.

Alcune di queste grotte si celavano al di sotto di voragini chiamate in geologia "sinkholes". Si tratta di cedimenti del terreno spesso a forma circolare di dimensioni che vanno da qualche centimetro a qualche metro di diametro. Sono legate allo scorrimento sotterraneo d'acqua che crea dei vuoi sempre più grandi tanto da farne cedere la volta ed il terreno soprastante. Molti di essi ssono legati al carsisimo ovvero ai processi che formano grotte. Talora al fondo di queste voragini si può notare un buco ma non è sempre così. In ogni caso sono tutte testimoni della presenza di vuoti sotterranei e la loro identificazione è molto importante per noi speleologi. Purtroppo spesso queste voragini vengono riempite di materiali di vario tipo, a volte persino rifiuti o scarti d'edilizia che oltre all'inquinamento rendono poi impossibile verificare esattamente quale fosse l'estensione della cavità e quindi anche la pericolosità eventualmente connessa. "Tappare" con metodi fai da te, questi buchi non risolve quasi mail il problema in quanto in quasi tutti i casi si verificano successive aperture. Chi nota una voragine può comunicarlo a noi speleologi in modo da approfondirne natura ed estensione. Qualora questo buco fosse dannoso per il proprietario del terreno o per la sua frequentazione, possiamo suggerire risoluzioni consapevoli anche nel caso sotto vi fosse una grotta. In questo ultimo caso che grande emozione sarebbe! Dobbiamo non ignorare che il nostro è un territorio di grotte, quelle che conosciamo sono solo una piccolissima parte probabilmente del ben più esteso mondo celato ai nostri occhi. Le grotte sono una parte fondamentale del nostro paesaggio, già ci conviviamo spesso senza neanche renderci conto. Conoscerle e preservarle ci arrichisce tutti e la convivenza con le nostre attività è perfettamente compatibile. Quindi chi avvistasse buchi o voragini può segnalarcelo QUI. Lo speleologo infatti non è solo colui che usa il tempo libero per fare "scampagnate" in grotta. La sua passione è sete di ricerca e di conoscenza del mondo sotterraneo nei suoi vari aspetti. Abbiamo una competenza unica ed insostituibile dove l'emozione che proviamo nella scoperta di qualcosa di nuovo è la nostra unica paga. 

  

 

geologia marosrica

Carta litologica della fascia pedemontana che comprende Marostica

 

rocce marostica

Rocce straticicate sedimentario spesso carbonatiche ricche di fossili resti dell'antico fondale marino sabbioso.

Sono le rocce dove l'acqua è riuscita a scavare le grotte e tante altre piccole cavità.

 

fossili marini marostica

Partiolare delle rocce sedimentarie di marostica. Si notano in questa foto nummuliti, gatseropodi,

frammenti di molluschi bivalve.

 

DSCN6768

Grotta d'Estate, Val d'Inverno, sito del particolare della foto precedente.

 

basalti marini marostica

San Luca: basalti, cioò che rimane di antiche eruzioni vulcaniche.

Ve ne sono anche sul Monte Pauso, nei pressi di cima d'Agù e di Caribollo Alto.

 

 piega a ginocchio

A sinistra: una piega delle dimensioni di qualche decina di centimetri presso i Gorghi Scuri

riassume molto bene lo schema della più grande piega geologica che coinvloge tutto il sitema

dell'Altopiano. A destra, dedotti dall'immagine a sin. la stratificazione piegata. 

 

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Esempio di sinkhole in Val d'Inverno

 

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Esempio di sinkhole in Val d'Inverno

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