Lettura del paesaggio in pillole n.1

LETTURA DEL PAESAGGIO in pillole
Nell'immagine sottostante siamo in Val d'Inverno, nel marosticense (VI), territorio collinare pedemontano che fa da confine tra la pianura e veneta e l'Altopiano di Asiago. Qui, in un'area di poche centinaia di metri quadrati sono conosciute 4 grotte naturali dello sviluppo complessivo di quasi 300 m. Una di queste: la Grotta d'Estate la conosciamo oggi per una combinazione molto fortunata di processi geomorfologici. I versanti della valle infatti, sono soggetti a continui dissesti franosi per la presenza di una rete di corsi d'acqua che ha un forte potere erosivo sui piedi dei pendii spesso molto acclivi. I versanti infatti sono costituiti da alternanza di rocce stratificate molto diverse tra loro; si passa da marne ad arenarie calcaree (quindi da strati molto "teneri" a strati molto duri) interessate tra l'altro da un'intensa fratturazione. A questo si aggiungono processi di "piping" ovvero di erosione sottocutanea dell'acqua che, infiltrandosi nel suolo crea dei veri e propri canali e conseguenti sprofondamenti  anche di qualche metro di profondità. La Grotta d'Estate è riuscita a conservarsi in mezzo a questa instabilità del territorio per un soffio. Nella foto sottostante infatti si vede come a poche decine di metri dal suo ingresso siano presenti gli accumuli di due grandi vecchie frane. Le si distingue bene per le tipiche bombature con cui appare la superficie topografica, oggi due ridenti e verdi collinette arrotondate. Il loro movimento è stato bloccato, almeno per ora, dal tempo e dall'opera dell'uomo e l'occhio del profano difficilmente riesce a riconoscervi la testimonianza di un evento passato sicuramente catastrofico. L'innesco di queste due frane infatti deve aver occluso anche l'alveo del corso d'acqua, innescando a monte ulteriori dissesti delle sponde e dei versanti.  Valentina Tiberi

 

Lettura del Paesaggio n1

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