Buso della Bocchetta, esplorazioni in finestra

Buso della Bocchetta, esplorazioni in finestra

04 mag. 2018  Mezza giornata libera così torniamo io e Maurizio Mottin per iniziare ad esplorare le finestre che si aprono sul pozzo di 35 m che attualmente costituisce gran parte di questa grotta. E' una giornata calda, azzurra e festiva e siamo investiti dalla frenesia di auto, moto e bici che sembra vogliano usare la strada come una pista selvaggia. Arriviamo a Bocchetta Conco che è davvero una fortuna non essere stati centrati da qualcuno e sarà perchè mi piace vivere la montagna nel suo silenzio che non vedo l'ora di entrare in grotta. Tutto questo rumoroso traffico da e verso l'Altopiano mi è di un fastidio indescrivibile; per fortuna la maggiorparte delle domeniche a quest'ora sono già in grotta e non ho il piacere di vedere cosa fa il resto del mondo. A ciascuno il suo, e così torno contenta solo quando mi calo nel pozzo e arrivo faccia a faccia con il primo meandro da verificare. Io, lui e il giallognolo bagnato delle sue pareti di latte di monte a parlare la nostra lingua silenziosa. Pianto il primo ancoraggio e do il libera a Maurizio che può scendere così senza buttarmi sassi in testa. Ci siamo divisi i compiti, un meandro ciascuno, siamo ad una quindicina di metri sopra il fondo del pozzo. Armo per qualche metro un traverso dentro un meandro sfondato molto concrezionato poi scavalcando un masso mi trovo in una piccola saletta o meglio alla base di un camino con vaschette concrezionali a pavimento e una bella colata dal lato della continuazione del meandro. Tuttavia la strada è sbarrata, ci sono passaggi piccolissimi al momento poco promettenti che conviene lasciare come stanno. Mi trastullo un po' a guardare i dettagli di questo piccolo ambiente sospeso, assomiglia molto alla base dei tanti pozzetti dell'Obelix, beh, tutta questa grotta sembra voler essere la sua gemella, mi aspetto una grotta così. Nel frattempo vedo Maurizio fare capolino dalla finestrella e poi raggiungere la sua. Io ormai non posso più far niente perchè altrimenti c'è rischio di scaricarci sassi addosso così faccio un po'di assistenza a lui, appollaiata al frazionamento più vicino al suo punto interrogativo. Quando esco dal mio meandrino vedo che non scherzava dicendo che per pendolarsi in là si era ancorato ad un sasso appoggiato sul terrazzino antistante la finestrella che voleva esplorare... che era "intrigato a star attento di non muoverlo". Un po' acrobazie in corda ma finalmente eccolo che è sopra la cengia. C'è un breve meandrino tortuosissimo molto lavorato dall'acqua e dietro di lui sembra ci sia uno spazio bello grande. Con un po' di fatica riesce ad allargare il passaggio e vedere che dietro c'è un caminone che va sù. Il pavimento è sfondato, lancia un sasso che dopo un po di rimbalzi ricade alla base del pozzo principale. E' una via parallela insomma, Maurizio si infila di più e vede che il pozzo/camino è molto bello anche se porta in un punto già noto. Forse verso l'alto si congiunge ad un'altra finestrella che esploreremo al prossimo giro, oltre la quale si vede una bella colata calcitica su uno scivolo, chissà , ma ormai si è fatta sera ed è ora di uscire. Vado fuori per prima riuscendo a beccare il momento preciso in cui le ultime moto segnano la fine del grande passaggio fra pianura e Altopiano. Poi la sera si riprende la sua quiete ed è proprio un gusto stare fuori sui sassi in mezzo agli alberi a godere di una temperatura davvero perfetta. Viene voglia di star qua. Ultimo sforzo per far partorire dal cunicolo d'ingresso tutti i sacchi che abbiamo e poi via a concludere con i piedi sotto la tavola la serata ragionando sulle odierne esplorazioni e su ciò che resta da fare. Valentina Tiberi

 

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