Non è ora a Lastaro ma a Bocchetta si

Non è ora a Lastaro ma a Bocchetta si

11 apr. 2018  E' nuda come non l'ho mai vista la Val Lastaro adesso; dei versanti si vede ogni linea. L'erba calpestata dalla neve ha scoperto pudiche nuche di roccia. Un paio di chiazze bianche permangono, una è davanti e dentro la grotta. Non posso non cercare se impronte di altri mi abbiano preceduto ma ancora una volta sono solo le mie quelle che rimangono impresse in una neve fonda. Nemmeno le bestie, di nessun tipo sono passate di qua. Tutto è, come lo avevo lasciato. Tutto è ghiaccio. E come se già non mi avesse piegato abbastanza, questo posto mi costringe ad entrare quasi strisciando per non rischiare di rompermi qualche osso. Guadagno il ghiaccio scivoloso fino al termometro: -1°C. Il sacco l'ho abbandonato quasi subito: la grotta non è lavorabile. La grotta dice ancora no. Così non mi resta che ammirare le anestetiche trasparenze del ghiaccio mentre fuori incomincia a piovere forte. Mi piace stare qui anche a far niente, ad ascoltare la lingua sconosciuta di questa grotta ma il freddo pungente mi scaccia ben presto, torno a calpestare il pascolo fino alla macchina, sotto una pioggia fittissima per nulla fastidiosa alla quale lascio accarezzare i pensieri. Sotto la stessa pioggia, mentre io sono a Lastaro, Giacomo è andato a vedere meglio un buchetto interessante che ha scoperto poco a sud dell'abitato di Conco. Un piccolo meandrino sembra mangiarsi un sacco di terra creando attorno a sè una bel cono proteso verso l'ignoto. Chissà...

L'indomani siamo io, Giacomo Pilati e Silvia Carlesso. La pioggia accoglie il nostro arrivo in Altopiano. L'idea iniziale era quella di continuare l'esplorazione della nuova grotta scoperta sopra i Ciscati ma con questo meteo è improponibile. Sosta al bar aspettando che spiova e decidere il dafarsi. Propongo di andare a rivedere meglio il Buso della Bocchetta a Bocchetta Conco. Un anno e mezzo fa avevamo sceso i suoi bei 35 metri di pozzo ma non avevamo potuto cercarne la prosecuzione come meritava a causa della presenza di carcasse di bestie probabilmente gettate dentro la grotta non molto tempo prima. Avevamo notato che tirava tanta aria e l'ambiente era davvero interessante. Così addirittura graziati dall'arrivo di un potente sole, torniamo al Bocchetta. Dentro sgocciola in ogni centimetro e un paio di rigagnoli d'acqua si uniscono e vanno dritti nella grande fessura in cui si getta il cono detritico del pavimento. I resti delle bestie ci sono ancora ma non danno troppo fastidio. Questa volta riusciamo a guardarla meglio la prosecuzione e ci rendiamo conto che merita, merita provarci. Progettiamo come sarà meglio procedere ed organizzarsi e, torneremo, torneremo presto. Valentina Tiberi

 

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