Grotta delle margherite (Trieste)

Grotta delle margherite (Trieste)

03 apr. 2018  Il giorno di Pasqua abbiamo voluto concederci un bel giro sul Carso triestino, questa volta scegliendo come meta la bellissima Grotta delle Margherite di Santa Croce. Era un po' che Francesca l'aveva puntata, curiosa di vedere le famose concrezioni che hanno dato il nome a questa cavità e così domenica scorsa se ne è materializzata l'occasione. La squadra è composta da me, Francesca Giachin, Elena Giachin, Maurizio Mottin e Aurora Costenaro. Partenza mattina presto perchè per noi è una bella fetta di strada arrivare sul Carso e vogliamo approfittarne magari per vedere anche una seconda grotta oltre alle margherite. Non sarebbe stato facilissimo trovare la botola d'ingresso forse ma il telefono di Maurizio con le coordinate impostate del punto GPS esatto ci porta in pochi minuti alla nostra meta. La giornata è di un sole splendido proprio piacevole; ci apre la strada un bel fagiano che fermo fra gli arbusti sembra quasi irreale. La grotta inizia con un pozzo a fessura fondo una ventina di metri, arma Francesca a cui lasciamo l'onore di scoprire metro dopo metro la grotta che ci teneva così tanto a vedere. Si atterra in un grande meandro dalle pareti ricoperte di ogni tipo di concrezionamento, di qui visitiamo prima i bellissimi angoli concrezionati di una salettina laterale poi continuamo a scendere. Un passaggio un po' triboloso apre sotto di sè il secondo salto di poco meno di 20 m, ricoperto di concrezioni a medusa e a vela. Poi l'ultimo salto un po' più fondo con armo tutto su naturale, il più bello e ricco di concrezionamenti da accesso al grande ambiente di fondo. Arma Elena che appena arriva giù va alla ricerca delle margherite, eccole, li tranquille dentro una vaschetta. Il calcare depositandosi attorno ad alcune stalagmiti immerse in acqua ha creato delle forme che ricordano proprio i petali di una margherita. Anche di questo ultimo ambiente sono i dettagli che vanno guardati. Una miriade di eccentriche di ogni forma, colonne spezzate da antichi movimenti tettonici, stalattiti ricoperte di grandi cristalli sbarluccicanti. Ogni centimetro merita la sua attenzione e ci attardiamo un po' ad ammirare quanto più possibile. Pranzo e un po' di festa in fondo e poi usciamo sudando un po' nei passaggi più stretti. Ci accoglie un sole cocente che cucina i nostri visi già accaldati dalla scomoda salita in fessura. Visto che c'è ancora un po' di tempo andiamo a vedere un pezzo della Grotta Ercole, imponenete e maestosa con la sua galleria discendente ed il caratteristico sassone incastrato all'ingresso. Non possiamo infine non concludere la giornata con i piedi sotto il tavolo di una Osmiza a deliziarci con i saporiti prodotti culinari del posto, cose semplici ma da leccarsi le dita. Finito proprio in bellezza. Valentina Tiberi

 

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