Buso dea Giassara, grotta straordinaria

Buso dea Giassara, grotta straordinaria

24 feb. 2018  Nevica in Altopiano di Asiago ma anche più giù fino in collina e forse questo può essere un momento adatto per tornare a rivedere il Buso dea Giassara in Val Ceccona a Conco, visto che si tratta di neve e non di acqua, le temperature sono basse: i torrentelli di acqua che sono perennemente presenti in questa grotta dovrebbero mantenersi su livelli accettabili. Così decidiamo di tornare, la squadra è composta da me, Silvia Carlesso e Giacomo Pilati. La pioggia che per tutto il giorno ha martellato la pianura producendo in noi l'esitazione se partire o meno alla fine non ha vinto sulle nostre intenzioni e noi abbiamo fatto una scelta ragionata che si è rivelata azzecatissima. La Giassara è una grotta unica e straordinaria, esplorata e tutt'ora in esplorazione dal Gruppo Speleologico Settecomuni. Arriviamo sù che fiocca appena e scivoliamo piacevolmente sul pendio morbido di neve sotto Malga Misca. Il paesaggio è bellissimo, sospeso, pieno di pace, non c'è vento e si sta bene. Perfetto. E' un gusto l'avvicinamento alla grotta. Poi eccola là, circondata da una vecchia masiera che racconta l'utilizzo passato di questa cavità come Giazzera naturale. E' la seconda volta che vengo qua e faccio da guida ai miei compagni cruogiolandomi nella certezza che rimarranno soddisfatti perchè questa è una grotta diversa da quelle vicine, da quelle che hanno già visto in Altopiano, una grotta molto particolare. Gli ambienti della Giassara sono quelli di una vecchia cavità carsica sopravvissuta al taglio di una o meglio più faglie importanti e gli spazi vuoti che si sono creati per vari motivi, all'interno delle faglie stesse. In alcuni punti si cammina proprio dentro la roccia macinata dal movimento tettonico. La parte iniziale della grotta è fatta di piccoli saltini intervallati da meandri disostruiti. Già dai primi metri alcune rocce e depositi qua e là lasciano ipotizzare un antico passaggio di fluidi idrotermali legati al movimento delle faglie. Poi un bel fragore di acqua anticipa l'ingresso attraverso una finestra, dentro a quella che sembra un'altra grotta. Un bel torrentello scorre lungo uno scivolo molto inclinato che fà una trentina di metri di dislivello per finire su un pavimento di detriti che un tempo ospitava un laghetto pensile. Di qui un passaggio un po stretto porta sul pozzo da 50 m chiamato Petit Garcon, anche questo molto frazionato. L'acqua è una costante che non ci abbandonerà più. Scorre attraverso rivoli e cascatelle di fianco a noi e in alcuni punti bagnarsi un po' è al momento inevitabile. Ma la temperatura della grotta è mite, sicuramente superiore ai 10°C, stranamente caldo. L'aria dell'esterno entra dall'ingresso e l'acqua che scorre in grotta è quella dello scioglimento della neve eppure, oltre le prime decine di metri, la temperatura è mite, stranamente, inaspettatamente, la temperatura è sopra la media delle grotte poste alla stessa quota. Si abbandona poi lo scrosciare del Petit Garcon per entrare proprio dentro la faglia. Sulle pareti si vede bene la sua breccia cementata e in fondo delle rocce con una tessitura quasi ad onde, nere, rossastre e giallognole sono il risultato della risalita dei fluidi mineralizzanti, delle altissime temperature e pressioni che lo scorrimento dei blocchi rocciosi ha prodotto chissà quando. E' un posto spettacolare dal punto di vista geologico, una situazione molto rara da osservare. L'uscita di oggi ci vede limitati temporalmente al pomeriggio e dunque facciamo giusto il tiro di corda successivo e decidiamo di ripiegare. Qui, ad una profondità intorno ai -160/170 m, la grotta esegue la sua lezione di maestosità. Il soffitto piatto è un mosaico di blocchi ciclopici rossastri e verdognoli e sotto di lui ci si sente davvero piccoli. Piccoli ma estasiati dal significato che questa natura esprime. Siamo infatti nel mezzo di una struttura tettonica che in tempi antichi ha squassato la montagna di terremoti quasi certamente di proporzioni immani. Un geologo sa che se la montagna deve muoversi e rompersi nel suo ciclo vitale lo fa prima di tutto riattivando le faglie ovvero i punti di rottura antichi, già preesistenti. Dunque un giorno che sia nella storia dell'uomo o in quella successiva, le pareti di questa grotta che sono le stesse della faglia, potrebbero muoversi di nuovo, chiudere o allargare questo mondo sotterraneo, relegarne una parte chissà dove, cancellare per sempre quanto visto dagli speleologi. E' uno scenario terribile e affascinante. Questa bella visita alla Giassara termina con lo spettacolo di luci notturne della pianura che si mostra alla nostra uscita. Iniziamo a risalire il ripido pendio in mezzo ad una bella neve farinosa. Il meteo ci ha graziato anche in uscita; addirittura ci sono sprazzi di sereno. Solo una potente aria gelida che scende dall'Altopiano, inizia a provocarci a pochi passi dalla macchina ma in fondo non ci importa granchè, è stata un'uscita fantastica. Valentina Tiberi 

 

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