Abissi-discariche: una serata inaspettata

Abissi-discariche: una serata inaspettata

20 feb. 2018  Venerdi sera abbiamo tenuto a Marostica la prima delle serate divulgative per raccontare il nostro viaggio dentro gli abissi riempiti di immondizie nel cuore delle nostre montagne. E' stata un'esperienza particolare, un percorso di revisione del modo di pensare al problema dei rifiuti che ha coinvolto il nostro variegato e numeroso pubblico attraverso un'inaspettata reazione comune. Abbiamo avuto la sensazione infatti di aver prodotto in sala una sorta di blackout psico-emozionale, un'atmosfera surreale di silenzio ed immobilismo che ha spiazzato anche noi relatori. Forse siamo riusciti, ben oltre le nostre aspettative, nell'intento di resettare, almeno per un attimo, i luoghi comuni nel concepire il tema dei rifiuti, a far sentire come nostro il problema, far provare la sensazione di vergogna che abbiamo subito durante le nostre discese in quegli inferni, la constatazione eppure così palesemente semplice che quella è ROBA NOSTRA.

Fino agli inizi degli anni ottanta molti abissi sono stati utilizzati come discariche di rifiuti urbani, prassi poi abbandonata grazie a specifiche normative. Tuttavia la maggiorparte di quei rifiuti giace ancora sul fondo delle grotte, le riempie per decine e decine di metri, fino in taluni casi colmarle completamente. Possiamo immaginare le grotte come dei grandi tubi naturali che portano l'acqua dalla montagna alla pianura attraverso meccanismi idrologici che possono anche far fermare gli inquinanti in alcune "trappole" per poi farli uscire alle sorgenti anche decenni dopo. Vi sono casi documentati sia in Veneto sia fuori regione. Ecco dunque che questi rifiuti dimenticati possono ancora costituire una fonte di inquinamento della nostra acqua.

Durante la nostra serata abbiamo voluto puntare sul racconto dell'esperienza fatta di calarci in questi abissi neri dall'odore indescrivibile, la tensione, il timore di illuminare con le nostre luci uno scenario che non potevamo immaginare perchè non potevamo sapere cosa avremmo trovato laggiù, nel buio lontano dal sole. Poggiare i piedi su pavimenti fluttuanti di immondizie al fondo di grotte che oltre che discariche sono state anche foibe, luoghi diventati monumento malcelato di vergogna. Ogni rifiuto racconta una storia; le grotte non sono buchi neri che fanno sparire ciò che si vuol nascondere, anzi sono ambienti molto conservativi: ciò che si butta dentro li rimane e parla. Nelle nostre discese in questi inferni non abbiamo illuminato solo rifiuti vecchi di decenni ma anche attuali, alcuni recentissimi gettati giù da singoli cittadini. E' stata un'esperienza che ci ha fatto elaborare un altro modo di pensare. Quei rifiuti sono i nostri, sono un problema di cui carichiamo l'ambiente quotidianamente. Non possiamo nasconderci delegando tutto ad enti sopra di noi, non possiamo lavare le nostre coscienze con il pagamento di una tassa. Il cambiamento deve partire da noi stessi.

In una società come quella attuale dove tutto sembra sotto controllo, recuperabile, dovuto e ci affidiamo ad un'etichetta, ecco l'acqua che bevamo, che abbiamo bevuto e che berremo. Valentina Tiberi

 

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