La Spaluga è sempre la Spaluga

La Spaluga è sempre la Spaluga

25 gen. 2018  E' lunedi e abbiamo deciso di passare un pomeriggio a fare un giro alla Spaluga di Lusiana fino al salone a -108 m di profondità. Dovevamo essere in tre ma l'influenza ha fatto il suo anche fra i duri speleologi, immunizzati dall'ambiente di grotta e così ci ritroviamo io e Giacomo Pilati. Manteniamo il programma: Giacomo ormai è autonomo, la Spaluga è una cavità che evoca terrore e morte nell'animo delle comunità dell'Altopiano ma tecnicamente per uno speleologo non presenta particolari difficoltà. Ha due bei tiri di corda nel vuoto di una cinquantina di metri ciascuno ma pian pianino anche uno speleo un po' fuori forma li fa. Per Giacomo è la prima visita in questo famigerato abisso. Capisco la sua grande emozione e il suo timore reverenziale verso questo immane vuoto che lo aspetta, sentito nominare così tante volte; ci siamo passati tutti e sono sicura che anche per lui la prima volta in spaluga rimarrà per sempre nei ricordi. Anche a me spaventava all'inizio quel nero sconfinato che rappresenta un vuoto dentro la montagna invece è così pieno di cose, di qualcosa, qualcosa di indefinibile. Qualcosa che la prima volta ti guarda con diffidenza e ritrosia poi diventa amichevole. Negli ultimi anni ci siamo andati così tante volte in Spaluga penso almeno 20 volte in due anni. Quel qualcosa che riempie il suo nero profondo ora è quasi una piacevole e calorosa compagnia. 

Scendo per prima dovendo armare e Giacomo mi viene subito dietro senza problemi come pensavo. Un po' di fatica a passare dalla prima verticale alla cengia per la presenza di un sottilissimo velo di ghiaccio ma anche se con un po' più di fatica del solito si fa e arriviamo sullo sperone roccioso che dà sul nero del salone. Un ambiente grande quasi da contenere la piazza di Marostica e fondo una cinquantina di metri. E' una calata nel nero, dentro  l'ignoto perchè la luce dei caschi fa fatica a definirne i contorni. Grandi bancate di calcare dolomitico sono la maestosa cornice di questa natura sovrana. Per uno speleologo ancora alle prime esperienze, il fondo sembra non arrivare mai. Poi eccoci con i piedi sul detrito del pavimento e i massi di una cattedrale naturale dove le gocce d'acqua suonano i loro inni sacri. Quasi sempre perchè questa cavità risucchia il freddo dell'esterno e spesso in inverno il ghiaccio arriva fin qua. Guardiamo il termometro che avevamo lasciato tempo fa: 1°C.. beh dai neanche troppo freddo. Porto Giacomo  a fare un giro nel salone dove ancora giace qualche residuato bellico inertizzato anni or sono dagli artificieri. La grotta non finisce qui, continua fino a quasi -300 m anche se le dimensioni diminuiscono notevolmente. Il fascino della Spaluga è questo salone, questa prima discesa di 100 e passa metri di profondità. Il resto è si molto bello ma non ha qualcosa di particolarmente caratteristico. Il salone invece è unico nel suo genere per quel che conosciamo. E' la particolarità di questa grotta. L'ambiente che si è guadagnato la sua orrenda fama perchè qui vi hanno trovato la morte diverse persone alcune finite giù accidentalmente altre gettate dentro nei bui periodi bellici o ad essi legati. Per il loro recupero si sono calati giù anche arditi personaggi dell'epoca che non erano speleologi. Durante la nostra uscita non abbiamo goduto dei raggi di luce provenienti dai due ingressi dal momento che siamo arrivati al fondo del salone al calar del giorno ma anche il tetro, offuscato, pieno buio della grotta ha il suo fascino. E' una delle due facce della cavità. Risaliamo veloci, via le corde e praticamente siamo fuori prima di cena. Ho portato tanta gente in spaluga, alcuni hanno proseguito l'attività speleologica, altri no,  ma penso che in ogni caso una visita qui sia qualcosa da considerarsi un privilegio. Un privilegio ed un onore perchè la Spaluga è la Spaluga anche se in Altopiano certamente vi sono grotte molto più fonde ed estese con grandi bellissimi ambienti. La Spaluga è forse la grotta più conosciuta in Altopiano anche al di fuori della comunità speleologica, una maestosità naturale dalla tetra timida bellezza ed è sempre un piacere ed un'emozione tornarci. Valentina Tiberi 

 

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