Buso de Checo

Buso de Checo

18 gen. 2018  Nelle ultime settimane è stato il sistema carsico del Faedo quello che abbiamo voluto conoscere meglio visitando alcune tra le grotte più importanti. E' toccato al Buso della Vecia prima e poi ieri al Buso de Checo in contrà Milani. Anche quest'ultimo è il risultato delle esplorazioni del Gruppo Speleologi di Malo, iniziate negli anni ottanta a quello che inizialmente era solo un buchetto soffiante. Una spessa frana ha impegnato gli esploratori per più anni ma il loro lavoro è stato premiato dalla scoperta negli anni novanta di un grande bellissimo pozzo di 70 metri e di una via parallela a questo che arriva almeno a -140 m di profondità. Anche ieri l'aria, percettibilmente calda, usciva potente dal suo ingresso e dai buchi vicini.

La squadra è composta da me e Ludmila Moraru. Disarrampichiamo giù per l'ingresso e siamo dentro una bella galleria. Questo ambiente in alto più avanti ha un foro sul soffitto che visto da fuori offre l'effetto intrigantissimo di sbirciare attraverso un buco impraticabile un ambiente di dimensioni considerevoli. A pavimento della galleria si apre in mezzo ai sassi della frana il buco scavato dagli esploratori. I padroni di casa ci hanno raccomandato di fare con attenzione questo tratto così, tra che non conosciamo la grotta, tra che i passaggi sono un po' stretti e noi siamo zavorrate dai sacchi perchè a grotta è disarmata, ci mettiamo un po' a scendere nel percorso a zig zag del franone. Al di sotto dopo alcuni metri si sbuca in un pozzetto da 8 con pareti in parte in roccia in parte di frana. Vi è una bella colata calcitica e da qui parte un meandrino concrezionato con vaschette d'acqua limpida. Si sbuca poi in una saletta nella quale arriva un altro accumulo di frana, non so se la stessa di sopra, che va a lambire anche l'accesso del pozzo successivo di 7 metri e ne costituisce poi tutto un lato: le "Case volanti" come sono state chiamate ma per fortuna la progressione non va a toccare questa parte. Alcuni pipistrelli riposano tranquilli indisturbati dalla nostra presenza. Poi eccoci al pozzo successivo di 18 metri, anche questo non troppo grande ma per fortuna qui la frana finisce, è tutto in roccia, molto bella e lascia ammirare i fossili della solita successione marina di una trentina di milioni di anni fa quando tempeste antiche hanno rotto scogliere coralline d'altri tempi. La base del 18 è tagliata da un meandro/fessura che da un lato è stato disostruito, quel tanto che basta a regalare anche ai futuri viandanti l'emozione dell'originario stretto. Sbuca dopo una quindicina di metri in un grande ambiente: il pozzo da 70 m. Ci aspettavamo di sentire per questo passaggio la forte corrente d'aria degna di quello che c'è dopo ma deve passare da qualche altra parte. L'uscita nel 70 è molto scomoda ma merita la vista di quanto c'è dopo. Una trentina di metri più giù sembra che un gigantesco diaframma di roccia divida due prosecuzioni: una è il 70 diretto, l'altra sarà forse la via dei pozzi. Un po' di stillicidio diffuso offusca la vista, sembra ci sia quasi una sala pensile. La nostra meta oggi è il 70. Un paio di frazionamenti ed eccoci in fondo a questo bellissimo fusoide dalle pareti lisciate dall'acqua. Verso il fondo il pozzo va a restringersi rispetto alla partenza ma le dimensioni restano comunque maestose. Bellissimo. Se la prima metà di grotta con le frane e i pozzetti non ha niente di particolarmente bello, questo pozzo invece è di una bellezza perfetta. Le sue pareti all'altezza dell'ultimo frazionamento lasciano vedere addirittura la vecchia barriera corallina pietrificata in essere. Sembra quasi viva. Scattiamo qualche foto poi rientriamo perchè è già tardi e sappiamo che nell'ultima metà non si può correre dovendo fare molta attenzione alla frana che ci incombe sopra e che non conosciamo. Ci accoglie la notte ed il freddo che si fa sentire un metro fuori dall'ingresso. C'è proprio un punto in esterno dal buco dove si passa improvvisamente dall'aria calda della grotta al freddo di fuori. Proprio una bella uscita pomeridiana/serale in questa grotta! Una visita la raccomandiamo di certo però solo a speleologi che sanno muoversi molto bene in grotta. Valentina Tiberi

 

 

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