Cercando grotte fra Lastaro e i Lupati

Cercando grotte fra Lastaro e i Lupati

23 nov. 2017  I messaggi su WhatsApp di qualcuno che mi dice di aver trovato dei buchi interessanti, forse delle grotte nuove sono tra quelli che preferisco, quelli che regalano un sano sogno e destano la  fantasia. Quelli che buttano benzina sul fuoco dell'avventura nel bel mezzo della routine giornaliera. Così quando il nostro apprendista speleologo Giacomo Pilati mi scrive che ha trovato dei buchi a Lastaro chiedendomi se li conoscevo o se potevano essere nuovi, se non mi disturbava... un grandissimo sorriso mi è venuto spontaneo. Scherzi!? Mandami le foto! Dove? Come sono? E così eccoci in una fredda mattina con ancora un po' di neve a tornare in questa valle così particolare. Giacomo mi manda anche la foto del Buso della Volpe ai Lupati, sempre nel Comune di Conco. Quest'ultima grotta l'avevo puntata studiando il Catasto perchè è la prima grotta che si incontra lungo il prolungamento delle faglie sulle quali si impostano le grotte che stiamo esplorando a Lastaro. Ci organizziamo così per vedere sia i buchi di Lastaro sia questa grotta e magari fare una battuta nelle due zone. I buchi di Lastaro Giacomo li ha visti alla testata della valle in una zona dove non abbiamo mai fatto ricerca. I boschi attorno al Buso delle Frane, all'Asinello, alla Raissa, li abbiamo invece girati, rigirati e rivoltati, consumati, trovando solo qualche stretto buco poco appetibile. Solo in grotta le cose sono andate un po' meglio avendo allungato il Buso delle Frane di qualche decina di metri. L'immagine, similitudine perfetta di queste ricerche in esterno è quella di un insetto chiuso in una scatola che continua imperterrito a girare e girare senza possibilità di uscita. Quando penso a questo posto mi sento proprio così, chiusa in una scatola.

Il primo buco dove mi porta Giacomo mi lascia dubbiosa. Infatti in zona ci sono moltissime gallerie militari chiuse parzialmente tanto che, come in questo caso, non riesco da fuori a capire bene se questa cavità sia artificiale o naturale. C'è un piccolo saltino così nel dubbio attacchiamo una corda ad un grosso pino e, via l'emozione a Giacomo di entrare per primo dentro la sua scoperta. Mi da il libera ed entro anche io, purtroppo da dentro è chiaro che siamo in un' opera bellica. La guardiamo comunque bene perchè queste cavità possono dare grandi informazioni sul carsismo della zona se non addirittura intercettare grotte. Gli altri due buchi ci riservano la stessa storia ma ci offrono un bello spaccato di geologia. Una di queste gallerie ha intercettato un bel meandrino naturale che sarebbe anche stato percorribile prima di essere distrutto dallo scavo. La sua continuazione però è là, sotto il pavimento. Verificati questi buchi ci dirigiamo ai Lupati, nei boschi del nonno di Giacomo dove si apre il Buso della Volpe sul quale purtroppo non ho nessuna conoscenza. Giacomo mi racconta che conosce questa grotta fin da bambino e che suo nonno vi era anche sceso ma nel buio non aveva visto bene cosa ci fosse in fondo. Giacomo è stato super efficente perchè prima della nostra uscita è tornato a cercare la grotta e ne ha ripulito l'ingresso dalle ramaglie che i boscaioli vi avevano buttato sopra. Già dalla foto che mi aveva mandato si vedeva che era una cavità interessante ma quando mi sono avvicinata ed ho guardato dentro wow! Che bea! Il suo ingresso è una fenditura nella roccia sembra quasi che un gigante abbia dato un colpo di coltello in terra. Sembra proprio una ferita. Detto in termini meno poetici è una bella faglia, una spaccatura tettonica della roccia. Ve ne sono tantissime altre parallele li vicino tutte orientate N160°E all'incirca ma solo questa dà accesso al sottosuolo. Oltre la fessura d'ingresso l'ambiente sotto scampana dando proprio un bell'effetto di "grande". Guardiamo se vi siano segni di passate esplorazioni, niente. Ci caliamo così dentro e ci rendiamo conto di essere in un meandrone alto quasi 4 metri, largo circa due e mezzo e percorrible per qualche metro, solo pochi metri perchè tanto materiale buttato dentro sembra aver chiuso o quasi ogni prosecuzione. Un bello scavo tondeggiante su un lato sembrava essere stato un pozzetto o una bella marmitta chissà. A lato, nel punto topograficamente più basso del meandro rimane una fessura larga una spanna che scende di un metro forse meno piena di sassi incastrati però dagli intertizi fra uno e l'altro sembra possa anche esserci una prosecuzione della grotta. Darci almeno un colpo di scavo per avere un'idea più chiara, penso, sarebbe interessante e neanche così difficile. Guardiamo bene questa bella grotta che si trova così vicina a tanti begli abissi: Giasara, Abri Sassi, Obelix, poi facciamo un po' di ricerca là attorno. Giacomo che a quanto pare ha già la stoffa dell'esploratore e buon occhio trova un laminatoio parzialmente occluso da terra e un bel meandrino che sembra percorribile. Aprire il laminatoio non è lavoro per questa giornata mentre il meandro ci invita ad entrare. Ci infiliamo per poco più di due metri prima di vederci la sezione restringersi un po perchè sul fondo c'è terra però oltre continua bello. E' un lavoro facile. Bene! Rientriamo a Lastaro dove abbiamo lasciato una macchina e decidiamo di spendere qualche minuto a vedere le grotte della valle che Giacomo non conosce. Ci affacciamo al Buso delle Frane immerso nel suo gelo a -1°C con le prime stalattiti e stalagmiti di ghiaccio. Questa grotta che da catasto è chiamata Buso delle Frane è conosciuta localmente invece come Buso dell'Asinello. Ci deve essere stato un errore quando gli speleo da Vicenza sono venuti su per fare il rilievo ed esplorare questa cavità e il pozzo che si apre a pochi metri di distanza, invertendo i nomi. "Buso dell'Asinello" deriva dalla storia che vuole che un asinello sia entrato in questo canyon, ora ufficialmente appunto "Buso delLe Frane" per uscire ad Oliero. Tappa anche alla Raissa anche per sistemare un po' l'ingresso e poi su all'affaccio del pozzo da 20 ufficialmente chiamato Buso dell'Asinello. Per fortuna che oggi scenderlo non era una prerogativa altrimenti avremmo dovuto fare una grande opera forestale per rimuovere tutti i rami che i boscaioli hanno buttato dentro. Ovviamente tagliato anche il faggio sul quale eravamo abituati ad attaccare le corde e dunque al prossimo giro dovremo fare un attrezzamento diverso.

Siamo molto soddisfatti della mattinata che è stata molto proficua anche se i buchi visti a Lastaro non erano grotte. Anche un non risultato è un risultato e come avevo già spiegato a Giacomo, trovare grotte nuove è difficile e la maggiorparte delle ricerche che si fanno portano uno scarso bottino anche se il mondo sotterraneo ancora da scoprire è uno spazio vastissimo. Per fortuna noi speleo siamo una razza di testardi e sotto la spinta di un'instancabile desiderio di conoscenza, a furia di insistere nelle nostre ricerche, poi prima o poi arriva la soddisfazione di essere appagati da qualche bella scoperta.

Una volta a casa riusciamo a sapere che non siamo gli unici ad aver visto e trovato interessante il Buso della Volpe: anche gli speleo degli Gruppo Speleo Settecomuni vi avevano fatto visita e l'interesse a provare a vedere dove continuasse la grotta è venuto anche a loro ricadendo la cavità in un'area dell'Altopiano dove hanno speso molte soddisfacenti ricerche. Mah, chissà che tra noi e loro (o chissà chi altro) in futuro questa piccola grotticella non diventerà un abisso.  Valentina Tiberi

ESPLORANDO GALLERIE MILITARI A LASTARO

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BUSO DELLE FRANE

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IL BUSO DELLA VOLPE AI LUPATI

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volpe 1 bis

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ESPLORAZIONE DEL MEANDRINO TROVATO DA GIACOMO

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