Ancora scoperte alla 4851 (Marcesina)

Ancora scoperte alla 4851 (Marcesina)

11 ott. 2017  E' passata una settimana ed eccoci di nuovo, sacchi in spalla, con lo sfondo della Piana senza tempo della Marcesina. La squadra è sempre la stessa: io, Maurizio Mottin, Elena e Francesca Giachin. Oggi ci aspetta di mettere piede ancora in nuovi mai esplorati ambienti alla Grotta 4851; qualche colpo di mazzetta per demolire piccoli diaframmi di roccia e poi saremo dentro a quelle sale e salette dove l'ultima volta siamo riusciti solo ad affacciarci. Su per Bosco Matta poi eccoci al bucone d'ingresso della grotta che piano piano si sta dipanando davanti a noi nel suo dedalo di ambienti malcelati. Questa grotta infatti si sta rivelando come un singolare emblema di quello che sono le grotte sotto i nostri piedi: un fitto dedalo di ambienti gli uni vicini agli altri tanto che a volte a separarli c'è solo un sottile diaframma di roccia. Se questo separè naturale è chiuso forse non sapremo mai che oltre ci sono spazi percorribili dall'uomo ma talvolta anche solo un piccolo pertugio mette in comunicazione questi due mondi ed è quello che succede alla 4851: una serie di fusi, camini e salette uno di fianco all'altro, coalescenti, comunicanti attraverso stretti passaggi al limite della transitabilità, piccole finestrelle su ambienti grandi. Oggi ne abbiamo due da passare. Ci dividiamo in due squadrette, io e Francesca e Maurizio ed Elena. La prima finestrella dalla forma rettangolare facciamo presto a passarla: qualche colpo di mazzetta ed i blocchi squadrati di roccia, come mattoni senza cemento vengono giù. Arma Francesca che si infila facendo un po di contorsionismo nell'ambiente che c'è oltre: un bel fusoide alto alcuni metri e largo 2-3, un piccolo pendio di sassi che scende verso quella che doveva essere la prosecuzione naturale dell'acqua. Qui, una bella vecchia marmitta è troncata da una parete verticale, la stessa faglia della sala vicina. Spostiamo un po' di sassi e si apre un saltino di un metro che ci fa ben sperare ma poi oltre ci si mostra un'ostruzione che ci fa desistere per oggi e ripiegare su altri punti interrogativi della grotta. Nel frattempo Elena e Maurizio sono riusciti ad entrare nell'altra sala/fusoide e dicono che è alto almeno 10 metri e largo alcuni metri. Mentre finiscono di sistemarne l'ingresso noi guardiamo in mezzo ai sassi del pavimento della sala dove sbuca il meandro Rio Billi, scoperto la volta scorsa e che ci ha permesso di arrivare qui. Purtroppo non troviamo prosecuzioni ma poco male: la grotta sta andando avanti dove ora sono Elena e Maurizio più ci siamo lasciati dietro due meandri da esplorare. Ci riuniamo tutti nella sala appena scoperta ammirandone la maestosità. Un'ampia fessura sale da un lato squarciando l'ambiente fino al soffitto. Sale fino ad intercettare un buco in cima che visto da quaggiù sembra lo sfondamento di un grande meandro che passa sopra di noi. Ci facciamo un bel Parapampoli caldo prima di riprendere l'eplorazione anche perchè in questa sala la temperatura scende sensibilmente. Ci si infila così nella fessura alta che si rivela essere un bel camino molto lavorato dall'acqua. Bisogna fare una risalita, così ci dividiamo: io salgo mentre gli altri iniziano a fare il rilievo della grotta così le ragazze imparano anche qualcosa di nuovo visto che non  hanno mai rilevato. Il camino mi permette di arrampicare in libera i primi 7-8 metri poi come solito la sfiga vuole che gli ultimi metri prima di sbucare incima debbano essere fatti in artificiale quindi piantando ancoraggi e così si fà. Sbuco in quello che si intuiva esserci da sotto: un meandrone che corre al di sopra delle salette che abbiamo scoperto. Ne percorro l'inizio ma poi finisco la corda e si è già fatto tardi, più bisogna fare un po' di pulizia perchè rischio di buttare giù sassi sopra gli altri e così questo sarà lavoro per la prossima puntata. Anche questa volta torniamo a casa con la visione di ambienti nuovi che aspettano di essere percorsi e curve di roccia dietro le quali si nasconde l'ignoto. Consueta pizza per festeggiare e poi a casa con un bel carico di stanchezza e soddisfazione. Valentina Tiberi 

 

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