Rio Billi, esplorazioni affacciati sulla Marcesina

Rio Billi, esplorazioni affacciati sulla Marcesina

27 sett. 2017  Sabato siamo tornati in zona Bosco Matta, affacciati sulla piana della Marcesina per esplorare un meandrino che la volta precedente avevamo notato all'interno di un bel bucone. Lo avevamo visto da tempo nei nostri numerosi giri in zona, ma eravamo stati impegnati in altro: a scavare in una grotticella che avevamo scoperto, molto promettente per la gran quantità di aria che butta fuori o a scendere alcuni pozzetti poco distanti. La scorsa volta i nostri Maurizio e Silvia, mentre altre squadre erano impegnate in buchi vicini, hanno deciso di dargli un'occhiata. Non sappiamo niente di questa grotta, non c'è a catasto, al catasto non c'è nulla in quell'area eppure chissà quanti speleo l'hanno vista, ubicata com'è a margine di una bella mulattiera. Maurizio e Silvia frugano dappertutto fra i sassi della bella base, larga almeno una quindicina di metri, ma l'unica via interessante sembra un simpatico meandrino che si apre in parete a due metri da terra. Al suo interno, dopo due metri, un accumulo di sassi chiudeva la via. Maurizio e Silvia non avevano strumenti per rimuoverli e così hanno dovuto lasciare il lavoro per un'altra occasione. L'occasione si è presentata sabato scorso, siamo io, Maurizio Mottin ed Elena Giachin. Contiamo molto sulle ridotte dimensioni fisiche dell'Elena perchè oltre i sassi si vedeva bene che il meandro continuava ma le sue dimensioni erano un po' scomode. Così, una volta calati nel bucone, Elena si infila nel meandrino e inizia a tirare fuori i primi sassi. Si ferma davanti ad alcuni decisamente troppo grandi per lei e allora vado io a far il lavoro. Io Elena, allargo, tu passi! Dopo poco la via è libera. Non sembra neanche vero che nessuno abbia mai esplorato questo meandrino dalla prosecuzione così facile. Eppure sembra proprio così. Entrano Elena e Maurizio. Elena avanza spedita e sparisce alla vista dietro una serie di curvette. Bene! E' la prima volta per lei che fa l'esperienza di esplorare un ambiente dove nessuno ha mai messo piede prima. Rientra dicendoci che il meandro va avanti ancora ma sarebbe bene allargare un po' perchè si è lasciata alle spalle alcune strettoie che bisogna eliminare se si vuole lavorare più avanti dove si è fermata. Ci alterniamo nel lavoro, scantonando un po' la roccia qua e là. Poi Elena ci riprova. Dice che deve assolutamente vedere cosa c'è oltre, SI DEVE! Eh niente ha preso la malattia o meglio la droga dell'esplorazione ahahha. Va avanti ancora, dice che dopo si allarga anche e che si è fermata davanti ad un altro punto da allargare. Una corrente d'aria ci sferza il viso ma Maurizio mi dice che la volta scorsa era anche più forte. La sera è ormai sopraggiunta ed è ora di andare. Allarghiamo un po' alcune sezioni in preparazione della prossima puntata per tentare di andare ancora più avanti. Abbiamo scoperto questo nuovo meandrino che continua a viaggiare in mezzo agli stessi due strati di roccia. Chissà dove ci porterà, magari è un bypass che sbucherà in un altro grande ambiente parallelo a quello da dove siamo entrati, magari! Non resta che aspettare la prossima occasione per tornare là, a quello che abbiamo soprannominato il meandro "Rio Billi", variando un po' una tipica imprecazione vicentina che è venuta più volte fuori dopo che qualche dito è rimasto schiacciato sotto i sassi della prima ostruzione nel tentativo di toglierli. Tutto ok, solo un'unghia nera! Dato che siamo in zona placchettiamo il nostro Leutegrubaloch, la grotta soffiante di cui si diceva prima, poi giù veloci verso Marostica dove ci aspettano i nostri compari, Massimo, Silvia e Marika che sono andati a fare un po' di esercizio d'armo all'Abisso di Cima Spitz di Tonezza. Oggi ben due squadre di barbastrji erano in grotta. Non può mancare una pizza insieme raccontadoci com'è andata da una parte e dall'altra e OVVIAMENTE abbiamo già programmato quando ci torneremo. Valentina Tiberi

 

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