Ecco com'è la famigerata Spiloncia del Finestron sul Grappa

Ecco com'è la famigerata Spiloncia del Finestron sul Grappa

11 sett. 2017  La Spiloncia del Finestron è un abisso profondo poco più di 100 m che si apre sul fondo di una valletta nei pressi dell'omonima località del Monte Grappa, affacciata sul Canal di Brenta di Cismon. La voragine d'ingresso, larga diversi metri, con la sua nera prosecuzione al fondo di un imbuto fatto da ripidi pendii, ha da sempre costituito una spauracchio per i frequentatori della zona. Ed effettivamete anche da una certa distanza camminando sulla mulattiera che sale la valletta fa una certa impressione nella sua ombrosa presenza. Un tempo vi sono stati anche cercati fungaioli dispersi che si temeva fossero scivolati al suo interno. Avvicinarsi a questa grotta per quasi tutto il perimetro del suo ingresso richiede molta attenzione e prudenza. I rilievi che avevamo di questo abisso portano la firma di gruppi speleo vicentini e mostrano probabilmente le due fasi principali di esplorazione: quella che ha previsto la discesa a 100 m di profondità fino al salone o poco più e quella che ha portato alla luce alcuni rametti che sembrano fare un anello ricadendo nel salone. Abbiamo fatto visita a questo abisso sia perchè stiamo esplorando le antistanti pareti che si gettano sulla valle del Brenta, sia per documetare quella che è una delle più famose grotte del Grappa, una delle grotte storiche del massiccio. Vi abbiamo fatto due uscite di recente, la squadra è stata sempre la stessa, io e Ludmila Moraru. Scendere i 100 m fino al salone ha richiesto più tempo di quanto pensavamo per la presenza di una infinita moltitudine di sassi ovunque pronti a caderci in testa. Soprattutto l'imbuto di ingresso fatto di più o meno minute scaglie di roccia ma anche massi ha richiesto di fare un frazionamento volante sospeso in mezzo al nero del pozzo tenuto da lunghi bracci di corda attaccati agli alberi. Dal momento che il cono di questo imbuto naturale d'acceso è lungo talora anche diverse decine di metri, tanta corda è andata via solo per poter iniziare a calarci nella verticale vera e propria della grotta ma, anche con i tanti sacchi che avevamo, troppi per due persone, abbiamo stretto i denti e siamo andate perchè troppa era la curiosità e niente ci avrebbe fermate. Quando ci si riesce a sporgere sul primo pozzo si capisce che si sta entrando in realtà dentro una grande frattura della roccia trasversale alla valle. Forse un distacco tensionale dovuto al ritiro di antichi ghiacciai che passavano per il Brenta? Scendiamo pian piano il primo salto con molta attenzione e armando tutto da zero in quanto non abbiamo trovato i vecchi ancoraggi, forse nascosti dalla fitta coltre di muschio che si inoltra per un bel po' dentro il pozzo dalle pareti spesso anche annerite dalla terra che cade dentro. Atterriamo dopo una settantina di metri su uno scivolo di sassi, foglie e tronchi ed ecco alcuni vecchi spit ancora buoni. Una voragine alla base del cono è la prosecuzione. Sotto almeno 25 m di salto. Scendiamo piantando ancora qualche ancoraggio con molta attenzione perchè lo scivolo di sassi incombe inesorabilmente sopra le nostre teste e a fare da diga ad un enorme blocco e altro materiale è un tronco marcio. Riusciamo comunque a scendere senza farci male anche se ogni tanto qualche sasso, mosso forse dal vento o da qualche animale cade giù dall'esterno. Atterriamo su un pavimento irregolare di blocchi dal quale si scorge un ambiente molto grande, un bel salone dal fondo piatto, la cui vista ci ripaga appieno di questa visita. Procediamo con cautela perchè avevamo letto che qui avrebbero dovuto giacere un bel numero di ordigni bellici inesplosi però, sarà forse perchè sepolti dal continuo cadere di materiale da fuori, troviamo invece solo due grosse bombe d'artiglieria. Il pavimento della sala prima di sassi diventa di fango indurito a poligoni. Alcuni canalini scavati dall'acqua si infilano dentro questo deposito e vanno chissà dove. Il soffitto del salone è un alto camino. Su una parete opposta parte una piccola galleria che dovrebbe ricongiungersi al salone risalendo fino ad una finestra più in alto. Mi sembra di rivedere la Sala della Lanterna al Bus de la Lum in Cansiglio. Su una parete del salone vi è una targa che ci fa capire che le esplorazioni di questo abisso risalgono a più indietro di quanto conosciamo: Gruppo Speleologico Bellona, 1973. Non sappiamo neanche chi sia questo gruppo, probabilmente è quello che poi diventerà il Gruppo di Montebelluna. 1973: quindi l'hanno scesa con le scalette, scritta fatta probabilmente con i trasferibili con qualche errore dovuto probabilmente alla mancanza di lettere in un periodo in cui la speleologia era più difficile e le risorse certamente minori di quelle di di oggi. Scattiamo diverse foto poi ritorniamo in superficie che è già notte. Sarà anche dura la risalita lungo il ripido versante fino alla strada, breve ma intenso cariche di sacchi come eravamo in mezzo alle alte ortiche e agli alberi tagliati ma lasciati in giro per il bosco. Le luci della sottostante valle del Brenta sull'affaccio dal Finestron, accolgono la nostra soddisfazione per aver sceso e documentato questo famigerato abisso ora poco o per nulla frequentato dalla comunità speleologica, adatto solo per speleologi molto esperti. Valentina Tiberi

 

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