Spaluga di Lusiana dal secondo ingresso e per la vecchia via

Spaluga di Lusiana dal secondo ingresso e per la vecchia via

20 lug. 2017  Questo week end ci siamo dedicati a conoscere una parte della Spaluga di Lusiana oggi poco conosciuta e non più frequentata, quella parte che dal salone porta verso l'attuale fondo a - 270 m attraverso la vecchia via dei primi esploratori. Sapevamo che dal salone parte un pozzo da 90 che si congiunge con la via dei pozzetti frequentata attualmente. Dal salone all'incirca dove l'ingresso principale della grotta scarica giù tutto ciò che finisce dentro, si scavalca un grosso masso e si è dentro quello che sembra un meandro alto e stretto e di li si và. Per arrivare nel salone abbiamo deciso di passare per il secondo ingresso della grotta, quello che non viene mai utilizzato e meno conosciuto. Negli ultimi mesi lo abbiamo riarmato perchè i vecchi spit non erano più utilizzabili o erano troppo pochi per i nostri gusti e questo week end abbiamo anche fatto pulizia di gran parte dei sassi che potevano cadere lungo il percorso. E' una via che comunque non potrà mai dirsi pulita definitivamente perchè il cono di terra e sassi che ne costituisce i metri iniziali continuerà sempre a scaricare in grotta tuttavia scendendo con i criteri di sicurezza che ogni speleologo dovrebbe conoscere, è una bellissima alternativa all'ingresso principale ed è anche fisicamente e tecnicamente meno impegnativa. Da farsi al momento in condizioni di secca perchè alcune parti della progressione se piove tanto sono sotto un copioso stillicidio. Modificarli sarà lavoro della prossima volta! Sabato siamo io, Ludmila Moraru ed Elena Giachin. Ce la prendiamo con calma, giornata di relax anche perchè vogliamo arrivare a scendere nel salone nel momento della giornata in cui un fascio di luce entra fino a lambire il fondo regalando uno spettacolo unico. Ciò in questo periodo avviene verso le 14 o comunque e metà giornata. Va avanti Ludmila armata di piede di porco e rastrello per pulire la via dai sassi ed è bello l'effetto sonoro del loro rimbalzo sulle pareti fino a toccare con un tonfo sordo il fondo. Nell'attesa io ed Elena facciamo incontro con una piccolissima lumaca dal guscio ricoperto di peli che si fa strada in mezzo al muschio, un piccolo inusuale incontro. Pulito ed armato il 108 fino al maestoso salone, facciamo qualche foto e iniziamo a lavorare per entrare nella vecchia via che porta al 90. La via è alta e arrampicare per quei 3 m è certamente fattibile ma è facile farsi male così decidiamo di piantare qualche ancoraggio per mettere una cordicella di servizio. Nel frattempo arriva Maurizio Mottin, in mezzo al nostro ciacolare de femene e ci farà notare che ha continuato a chiamarci per tutta la sua discesa senza tuttavia che lo sentissimo da quanto casino facevamo. La risalita ha nel suo tratto finale un restringimento un po scomodo che ci porta in un bel meandrone inaspettato alto più di 10 metri e largo almeno 3 con belle morfologie di scavo dell'acqua. Dopo qualche metro un altro piccolo salto da risalire e mettiamo  anche qui una cordicella di sicura e poi un altro ancora. Un po' come fare un torrentello asciutto in risalita. Per terra incontriamo teli di plastica, pezzi di legno, vecchie batterie abbandonate, qualche lattina e bottiglia di vetro, forse resti di un vecchio campo delle prime esplorazioni? L'affaccio sul quarto saltino di due metri circa è il pozzo da 90 m che stavamo cercando. Una bella ellisse nera dall'eco profondo. All'imbocco un telo di plastica forse voleva impedire all'acqua di arrivare sulla progressione. Infatti di acqua se ne sente parecchia. Questa volta è Maurizio che scende ad armare e riscoprire queste parti sconosciute di grotta, sconosciute agli speleologi più recenti. A lui l'emozione visto che è stato lui a portarci qui e a trasmetterci l'interesse per questo posto. La discesa è lenta perchè gli spit sono poco utilizzabili, fa il primo frazionamento a 30 m circa dall'imbocco e poi decidiamo di risalire tutti che è già tardi, tanto ci torneremo l'indomani. L'indomani la squadra cambia un po', siamo io, Maurizio e Francesca Giachin. Arriviamo velocemente al 90, nell'attesa che Maurizio finisce di armarlo, faccio fare un po' di pratica a Francesca o facciamo qualche foto poi si va giù. Bellissimi i primi 60/70 m del pozzo, poi si atterra su un pavimento di ghiaia e si può scegliere da dove scendere. Da una parte il 20 che porta nella via dei pozzetti attualmente frequentata, ma decidiamo di armare passando per un saltino non attrezzato, poi un altro pozzetto e siamo sulla pozza d'acqua della via che già conosciamo a circa -200 m di profondità e li finisce la nostra avventura insieme alla nostra corda. Gli ultimi tratti li arma Francesca così fa un po' di pratica. Maurizio ci racconta che i segni delle vecchie esplorazioni dei Triestini, esplorazioni d'altre epoche con le scalette gli hanno fatto rivivere quei mometi solo immaginati. Siccome la squadra di ieri non era riuscita a scendere questa via siamo rimasti d'accordo che glie l'avremmo lasciata armata per poi disarmarla una sera con chi non è potuto essere dei nostri oggi. La risalita è veloce,  in un'oretta siamo fuori. Io sbuco nel salone per prima e ho la spiacevole sorpresa di sentirmi un sasso cadere poco davanti a me. Sto accostata alla parete e aspetto di capire da dove è venuto. Ne cade un altro e intuisco che viene dall'ingresso principale della grotta. Può essere stato causato da un evento naturale come un animale passato sul bordo, un colpo di vento o persino un po' di pioggia. Ma può anche essere qualche imbecille che si diverte a sondare la profondità della grotta lanciado giù pietre. Urlo alcune parole in modo che da su si senta che c'è gente e i sassi sembrano cessare. Dico a Frencesca e Maurizio di passare accosto alla parete e stare attenti ed inizio a risalire per la nostra sicura via. Ancora un altro sasso cade e poi un altro ancora, e un altro ancora, urlo più forte e come si dice, tiro qualche porco contro chi da fuori ancora non la smette. Si è qualche insemenio come si dice nel dialetto locale, risparmindo espressioni più colorite e meno educate. Arrivata a metà salita sento la nostra Marina Presa che ci è venuta a trovare con Stefano all'ingresso e mi grida da fuori di essere con "quelli che tiravano giù sassi". Mi racconterà poi che sono arrivati all'ingresso poco dopo di questo gruppetto di non speleologi facendone cessare per fortuna il tiro. "Abbiamo tirato un sasso, solo uno, e abbiamo sentito infatti un urlo". Eh va beh, se ne andranno prima di vedere in faccia chi c'era sotto, per fortuna (per loro) e per fortuna che si sono incrociati con i nostri amici speleo che hanno spiegato loro le conseguenze che poteva avere quel lancio di sassi. La loro allegra scampagnata domenicale poteva concludersi compiendo un omicidio. Purtroppo le corde dell'armo del secondo ingresso sono poco visibili rispetto a quelle che si metterebbero per fare la via classica, e va beh che fuori c'era la macchina con il logo speleo e purtroppo forse ha giocato a nostro sfavore anche la pulizia del bosco che è stata fatta qualche mese fa che ha portato a nudo tanti sassetti laddove non ve ne erano più a furia di lanciarli di sotto. Ieri sera siamo tornati. Purtroppo ci siamo trovate solo io e Ludy ma in due disarmare tutto era perfettamente fattibile. Ne approfittiamo anche per sistemare qualche armo in vista di future visite in questa parte della grotta che è molto più veloce di quella attualmente utilizzata, fisicamente meno impegnativa, forse più bella, richiede meno materiali d'armo, forse solo da evitare in momenti in cui può esserci tanto stillicidio. Penso proprio diventerà la nostra via per andare al fondo grotta le prossime volte. Risbucate nel salone lasciamo anche un termometro per togliere la curiosità di chi ad ogni visita si chiede quanto fredda sia questa grotta: ieri erano circa 5°C. Rientriamo alla macchina che non è neanche mezzanotte togliendo i cartelli che questa volta ci siamo portati per spiegare in maniera inequivocabile che in grotta ci sono speleologi. Questa settimana abbiamo fatto il record: 3 volte in Spaluga nell'arco di 5 giorni, ma la Spaluga è sempre la Spaluga, magnifica nel suo imponente sonno freddo di buio e gocce che ha ancora tanto da rivelare. Valentina Tiberi

 

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Squadra di sabato: pulizia pozzo dal secondo ingresso, attrezzamento saltini forra della vecchia via, inizio discesa del 90

secondo ingresso spaluga

Squadra di domenica: discesa del 90 fino alla via di oggi, esercizio d'armo

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Squadra di mercoledi sera: disarmo

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Secondo ingresso

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Ludy con gli attrezzi per la pulizia del secondo ingresso

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Piccola sorpresa in mezzo al muschio d'ingresso

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Si entra dal secondo ingresso

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A - 40

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Ludy saluta il nero profondo del salone

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Il sole illumina i massi del fondo del salone 60 m sotto

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Si scende nel salone: frazionamento poi 60 m di calata nel vuoto

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Il salone e i suoi due luminosi ingressi, il nostro è quello di sinistra più piccolo

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Il salone a -108 m di profondità

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Il salone

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Reperti di guerra

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 Il raggio di sole entra nel salone

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Risalita verso la vecchia via

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Risalita

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Nell'attesa Elena e Maurizio fanno foto nella via dei pozzetti

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Il canyon della vecchia via prima del 90

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Il canyon della vecchia via prima del 90

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Maurizio si accinge a scendere il 90

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Canyon della vecchia via

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Prima cordicella della risalita per entrare nella vecchia via

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Vecchi rifiuti

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Inizio della discesa del 90

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Inizio del 90

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Il vecchio 90

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Il vecchio 90. Tanta umidità per il diffuso stillicidio che comunque non interessa la progressione

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Quasi arrivati alla via di oggi. Arma Francesca.

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Arrivati all'intersezione con la via di oggi

 

 

 

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