Gita sul carso triestino, patria natale della speleologia

Gita sul Carso triestino, patria natale della speleologia

29 ott. 2014   Deciso per tempo in modo da essere quanti più possibile, il week end scorso del 25 e 26 ottobre il Gruppo dei barbastrji di Marostica ha organizzato una due giorni di grotte sul carso triestino dove la speleologia vede la sua nascita già nel 1500, grazie agli studiosi che hanno incominciato ad interessarsi del Timavo, il fiume sotterraneo che nascendo in Croazia, va ad inabissarsi in una voragine slovena nei pressi di Vreme per finire a sfociare, dopo un percorso sotterraneo ancora non ben individuato, nei pressi di San Giovanni di Duino a Trieste. Il suo ritrovamento, al fondo dell'Abisso di Trebiciano, a -329 m di profondità, è avvenuto nel 1841, durante le esplorazioni guidate dall'Ing.  A. F Lindner che miravano proprio alla ricerca dell'acqua nel sottosuolo del carso triestino al fine di  approviggionare la città. Nonostante il ritrovamento del fiume, il progetto di pompare all'esterno l'acqua dell'abisso non andò mai in porto. La grotta rimase comunque per decenni la più profonda al mondo ed una delle poche dove ad oggi si riesce a rintracciare il percorso sotterraneo del fiume Timavo. Una visita a questa grotta non poteva mancare. Percorsa la ciclabile che taglia l'abitato di Trebiciano, fino alla casetta dove ci attendeva uno dei responsabili della SAS addetto alla gestione dell'apertura e delle visite alla grotta, abbiamo poi proseguito sempre a piedi fino alla dolina dove si apre l'ingresso della grotta, ora protetto da una casupola. Insolito l'accesso a questo abisso, da una botola del pavimento di una stanza che sa ancora di nuovo. Basta appena affacciarsi a questa apertura per vedere l'inizio delle scalette che, porteranno sempre più giù, attraverso almeno 20 pozzi, fino al salone finale dove scorre il fiume. Lungo la discesa si possono notare i relitti delle vecchie scalette e pianerottoli in legno costruiti ai tempi di Lindner, una vecchia enorme carrucola per recuperare i materiali di scavo, i segni delle mine sulle pareti rocciose. La discesa sembra infinita sulle scale, si perde il conto dei pioli e quasi ci si ipnotizza dal ripetuto passaggio dei moschettoni delle longes da ferrata oltre i nodi lungo il cavo d'acciaio. Quando poi le pareti si ricoprono di fango e le vecchie strutture sono quasi al completo si capisce che si sta per arrivare al grande salone del fiume. Le scalette finiscono proprio là sull'enorme distesa di sabbia che scende fino all'acqua alternata a scogli rocciosi. E' davvero imponente il salone dove con la luce piu potente che abbiamo si fa fatica a vederne i limiti. Il fiume è fragoroso, è plumbeo, scorre giù in basso e va a finire dove non si riesce a vedere. Al salone ci incrociamo con gli amici di Buio Verticale, il gruppo speleo del CAI di Gubbio (PG) che hanno voluto portare in questa grotta gli allievi del corso di introduzuine alla speleologia per l'ultima uscita di corso. 

 

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All'Abisso o Grotta di Trebiciano ci torneremo sicuramente in occasione di una uscita sezionale in programma per il 2015. Sopra alcune foto che purtroppo non rendono minimamente l'imponenza della grotta soprattutto del suo salone finale dove ci è stato impossibile portare fuori immagini perchè non avevamo gli impianti di illuminazione giusti per poter riprendere il maestoso ambiente.

 

La Grotta di Trebiciano non è stata l'unica cavità che abbiamo visitato in occasione di questo week end. Siamo infatti andati alla Grotta Tom di Santa Croce, scendendo per 70 m di profondità una grande colata di calcite che ci ha condotti ad un'enorme sala ricchissima di concrezioni. In questo caso invece, spazio alle foto che rendono sufficentemente bene la bellezza degli ambienti! Eccone qua sotto qualcuna.

 

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Dopo il salone la grotta continua ma visto l'orario abbiamo preferito fermarci qui, riprendere la salita ed andare a vedere la vicina Grotta Tripoli, un bellissimo inghiottitoio che si congiunge con la Tom. Foto sotto.

 

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E non poteva mancare in questa gita almeno una puntata al maestoso ingresso della Grotta Noè, a pochi km di distanza. Il suo ingresso è una voragine maestosa che, con un tiro di corda di una sessantina di metri di cui 50 nel vuoto permette di accedere alla grandissima galleria sottostante. Sarà la nostra meta alla prossima occasione che torneremo sul carso triestino! Nella foto sotto si può notare uno speleologo in risalita dal pozzo. Fa capire bene le dimensioni di questo pozzo a cielo aperto. 

 

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E dopo la grotta ci sta bene una bella mangiata in compagnia ;-) in un locale sloveno indicatoci da Massimo. Ottima scelta!

Grazie a tutti i partecipanti a questa uscita è stata davvero una due giorni super! Grazie a tutti i compagni di avventura: Maurizio Mottin, Silvia Carlesso, Massimo Santini, Ludmilla Harabajiu, Luca Miotto, Marika Cogo, Nelda Busato, Marco Corradin, Davide Bertinazzo, Andrea Grigoletto, Aurora Costenaro, Piero Manghisi.

Valentina Tiberi

 

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