Ancora sul M. Grappa in cerca di nuove grotte

Ancora in cerca di nuove grotte sul Monte Grappa 

14 ago. 2014  Oggi i nostri speleo Valentina Tiberi e Maurizio Mottin, insieme agli amici del G S Geo CAI Bassano Davide Michele Strapazzon, Carlo Bianchin e Paola Nichele sono tornati sul M. Grappa, in loc. Col dell'Orso, in cerca di nuove grotte, guidati dall'amico di Davide, Marco Ronchi, che in zona aveva individuato tempo fa due "buchi" promettenti. Lasciate le auto non molto distante da Cason del Sole abbiamo risalito i ripidi pendii che si trovano in sinistra idrografica della valle fin quasi a raggiungere la cresta. In mezzo alla miriade di gallerie militari che perforano la roccia, ci siamo ritrovati a calpestare una zona prativa ricca di inghiottitoi naturali fra i quali le due belle voragini nere individuate da Marco. Mi infilo tuta ed imbrago mentre qualcuno inizia a prepararmi una sicura per scendere, trepidanti di sapere cosa ci sia la sotto e allo stesso tempo spattatori di una maestosa danza tra nuvole prati e creste. Mi infilo così nel primo buco, entro piano perchè le pareti sono ricche di spuntoni di roccia che si divertono a torturarmi. Scendo disarrampicando per qualche metro poi appoggio i piedi su un cono detritico e mi guardo attorno. Il cono scende verso uno slargo dove si intuisce ci potesse essere una saletta prima che le scaglie rocciose andassero ad ostruire tutto. L'ambiente è molto interessante. Mi rendo conto di essere scesa in una cavità naturale che è il punto di coalescenza di più vie dell'acqua ma per oggi questi pochi metri di grotta sono gli unici che mi sono riservati. Le pareti sono intrise d'acqua così la mia seppur  breve visita mi regala macchie diffuse di bagnato che raggiungono la pelle e si fanno sentire in uscita, alla prima carezza fredda del vento. Ancora in tenuta da grotta risalgo insieme ai miei compagni d'avventura il prato scosceso fino a raggiungere qualche metro più su il secondo buco. E' una voragine a sezione ellittica con a metà della discesa un restringimento che mi da qualche pensiero. Mediamente comunque l'apertura ha una larghezza di mezzo metro, disarrambicabile, così scendo con le stesse modalità di prima. Vedo il pavimento poco sotto, qualcuno da fuori mi fa sicura. Non dovrebbe essere una discesa lunga ma da una parte c'è uno scavernamento che ... boh, potrebbe portarmi in qualcosa di grande. Scivolo dentro. Solite rocce spunciose, atterro dopo qualche metro sul pavimento, mi giro e vedo di che si tratta. E' quello che rimane di un vecchio pozzo naturale largo sui 4 metri ma anche qua un esteso deposito di scaglie rocciose occlude ogni immediata prosecuzione. anche qui la natura e forse molto di più l'uomo ci ha chiuso la via verso le profondità. Ultimo sguardo a quello che rimane di stoviglie risalenti alla Grande Guerra e risalgo comunicando agli altri quanto visto. Anche questa è una cavità interessante dal punto di vista speleogenetico ma al momento ne possiamo ammirare solo pochissimi metri. Ancora più bagnata dopo quest'ultima visita mi cambio completamente ed iniziamo a battere la zona di cresta, chissà, magari ci imbattiamo in qualche grotta. Ci infiliamo in ogni galleria, in ogni trincea lasciandoci rapire da un triste tempo che fu, poi, poco prima di decidere di rientrare, Maurizio incapppa in un buco che non sembra una cavità militare. E' un buchetto in cui ci passa giusta giusta una persona e da accesso ad uno scivoletto di terra. Con la tecnica ormai consolidata, stavolta è Paola a farmi da sicura mentre io mi infilo. Scivolo sulla terra e mi ritrovo in una saletta di 3x4 metri. E' un ambiente naturale certamente, non una galleria, mi ricorda il Buco di Neno di cima Grappa. Stranamente non c'è traccia di metallo. Niente, neanche una lamieretta. Mi infilo poi in mezzo a grossi blocchi che potrebbero occludere una prosecuzione ma non riesco a fare molta strada. Anche qui tutte le porte sono chiuse però mi fermo qualche istante in più ad osservare il posto. E' intrigante e mi vengono in mente centomila domande... Una volta uscita da questa terza cavità esplorata oggi, ci si incammina verso le macchine facendo tappa ad una piccola città di roccia fortificata in tempi di guerra. Una galleria, "la Bologna" sembra quasi essere impostata su un originario meandro naturale. Chissà? E dove finirà un'altra galleria dall'ingresso crollato che sputa fuori l'impressionante aria gelida che ha catturato subito l'attenzione di Carlo che è stato il primo di noi a passarci davanti? Sono le prime gocce di pioggia, insieme a qualche tuono mentre le nubi avanzano a destarci dai nostri interrogativi e a farci ripiegare giù verso le macchine.La serata si conclude in zona Finestron alla casera di Carlo dove ci rifocilliamo con pane fatto in casa, salame, formaggio, birra e vino. C'è anche Anna, moglie di Carlo con la quale ci complimentiamo per il pane di cui è l'autrice. Ho occasione di rivedere anche due delle sue 3 figlie mentre si stanno godendo le ultime ore di una giornata di relax nel loro stupendo angolino affacciato sul canal di Brenta. Anche Rufus si riposa e pretende pappa. Rufus è il cagnetto di Carlo ed Anna e ci ha fedelmente seguito nelle nostre esplorazioni odierne. Finalmente nella sicurezza della consuetudine della sue casetta decide di regalare a noi ospiti uno sguardo diretto dei suoi occhioni nocciola. Se l'era un po' tirata oggi il malandrino.

Valentina Tiberi

 

 

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